
Nutraceutici per la gestione di ansia e stress negli atleti
Settembre 2, 2025La maggior parte degli atleti ha provato almeno una volta nella vita un integratore sportivo. Senza inoltrarci nel mondo delle varie tipologie di quest'ultimi, possiamo dire che il fine ultimo è sempre lo stesso: cercare in qualche modo di migliorare le proprie prestazioni sportive (o la propria composizione corporea). In questa ricerca della massima prestazione, purtroppo, alcuni decidono di “andare oltre” la semplice integrazione e ricorrono all’uso di altre sostanze, al doping, una scelta che comporta rischi gravissimi per la salute, spesso sottovalutati. La passione per lo sport ci spinge a superare i limiti, ma l'impegno intenso può mettere a dura prova il nostro corpo. Muscoli, tendini e soprattutto le articolazioni sono soggetti a usura e dolore, diventando un "tasto dolente" che può compromettere la performance e la longevità di un atleta, portando l’atleta a cercare soluzioni per mantenere elevate le prestazioni.
La lotta al doping è costante, la lista delle sostanze e dei metodi proibiti è un documento dettagliato e in continua evoluzione. Trattandosi talvolta di sostanze utilizzate anche a scopo terapeutico, è importante sapere che esistono eccezioni: in caso di patologie che richiedano l'uso di sostanze proibite a scopo terapeutico, gli atleti possono richiedere un'esenzione (TUE) tramite il Comitato per l’Esenzione a Fini Terapeutici (CEFT) del CONI per gli atleti di livello nazionale.
Esiste un elenco stilato dalla WADA diviso per categorie e che comprende sostanze e metodi proibiti. La classificazione viene fatta in base al momento in cui sono vietate (sempre, solo in gara, o in specifici sport) e al loro meccanismo d'azione. Vediamo quindi le varie suddivisioni e facciamo una breve descrizione per capire meglio meccanismo d’azione (con obiettivo terapeutico), “vantaggio dopante” ed effetti avversi:
Sostanze proibite sempre (in gara e fuori gara):
- S1: Anabolizzanti (es. testosterone):
Gli anabolizzanti, come il testosterone e i suoi derivati sintetici, sono ormoni steroidei che stimolano l’anabolismo proteico (costruzione dei muscoli) e inibiscono il catabolismo (degradazione degli stessi muscoli), oltre a ridurre il grasso corporeo. Il loro effetto e di andare ad aumentare significativamente massa muscolare, forza e resistenza alla fatica. Tuttavia, l’uso a dosi elevate (e quindi non più controllate per uso clinico ma dopanti) porta a concentrazioni farmacologiche con conseguenze gravi. Negli uomini si osservano atrofia testicolare, oligospermia, ipertrofia prostatica, ginecomastia (sviluppo del seno). Nelle donne si manifesta virilizzazione (abbassamento della voce, irsutismo, atrofia mammaria e ovarica). Frequenti sono anche danni epatici (colestasi, epatiti, tumori epatici), alterazioni del profilo lipidico (diminuzione HDL, aumento LDL), e gravi problemi cardiovascolari come cardiomiopatie, infarto miocardico acuto, eventi cerebrovascolari e embolia polmonare. A livello ematochimico troviamo iperglicemia, iperinsulinemia e aumento dell’aggregazione piastrinica. Non meno importanti sono i danni psichici (disforia, psicosi, depressione, dipendenza). Spesso, per mascherare o ridurre gli effetti collaterali, gli anabolizzanti vengono associati ad altre sostanze come l'HCG (per stimolare il testosterone endogeno), antiestrogeni come il tamoxifene (per prevenire la ginecomastia, come vedremo poco oltre) o diuretici (per diluire le urine), introducendo ulteriori pericoli.
Molti derivati del testosterone sono disponibili come farmaci, utilizzati per carenze ormonali (es. testosterone undecanoato, nandrolone decanoato). L’uso terapeutico è strettamente controllato.
- S2: Peptidi ormoni, fattori di crescita e sostanze correlate (es. HCG, LH, GH, EPO, Insulina):
Questa categoria comprende ormoni e fattori che influenzano la crescita, il metabolismo e la produzione di cellule del sangue. Tra queste troviamo:
Gonadotropina corionica umana (HCG) e ormone luteinizzante (LH):
Stimolano la produzione di testosterone endogeno nei testicoli maschili. Vengono utilizzate dagli uomini per aumentare i livelli di testosterone e contrastare l’atrofia testicolare indotta dagli steroidi anabolizzanti. I rischi includono ginecomastia e, negli adolescenti, pubertà precoce e ridotta crescita ossea. A livello terapeutico invece farmaci derivati dall’HCG vengono utilizzati dalle donne per stimolare l’ovulazione e stimolare lo sviluppo del corpo luteo nei problemi di infertilità.
Corticotropina (ACTH):
Stimola la produzione di corticosteroidi endogeni dalle ghiandole surrenali. L’aumento dei corticosteroidi endogeni offre effetti antinfiammatori e una maggiore tolleranza allo stress. Tuttavia, porta al rischio di innalzamento della glicemia, aumento di peso, euforia, insonnia, problemi cardiaci e gastrici (fino all’ulcera), osteoporosi e danni alla pelle. In commercio ad uso terapeutico esiste un suo analogo utilizzato per la valutazione funzionale delle ghiandole surrenali.
Ormone della Crescita (GH):
Regola la crescita, il metabolismo proteico, lipidico e glucidico. Questo tramite l’aumento della sintesi proteica e della massa muscolare, riduce il grasso corporeo e, nei giovani, può aumentare la statura. I rischi includono diabete, problemi cardiovascolari, acromegalia (crescita eccessiva di mani, piedi e organi interni nell’adulto), artropatie (come la sindrome del tunnel carpale) e, in passato, il rischio di trasmissione di encefalopatie spongiformi da GH cadaverico (in quanto prima della forma sintetica veniva estratto dal cervello di cadaveri). Il suo uso terapeutico invece è in pediatria per deficit di crescita.
Eritropoietina (EPO):
Si tratta di un ormone prodotto dai reni che stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo. Aumenta quindi la capacità di trasporto dell’ossigeno nel sangue, migliorando resistenza e performance aerobica. Il rischio principale è una grave poliglobulia (eccessivo aumento dei globuli rossi) che rende il sangue troppo denso, aumentando di tanto il rischio di trombosi, ictus, embolia polmonare e infarto del miocardio. A livello terapeutico si utilizza per trattare l’anemia in pazienti con insufficienza renale cronica o sottoposti a chemioterapia.
Insulina:
È un ormone pancreatico che abbassa la glicemia, aumentando l’assorbimento di glucosio da parte di muscoli, fegato e tessuto adiposo, e stimola la sintesi proteica. Viene usata per aumentare la captazione di glucosio nei muscoli (ai fini dell’effetto dopante per dare più energia) e stimolare la sintesi proteica per la crescita muscolare. Il rischio maggiore è l’ipoglicemia severa, che può portare a coma e morte, e l’inibizione della produzione endogena di insulina. Ad uso terapeutico è notoriamente usata nel trattamento del diabete.
S3: Beta-2 agonista (es salbutamolo):
Stimolano i recettori beta-2 adrenergici, principalmente nei bronchi, causando broncodilatazione. A dosi elevate (e quindi dopanti) possono indurre effetti anabolici (aumento dell’ipertrofia delle fibre muscolari di tipo II), aumentare il rilascio di acidi grassi e, a livello cardiaco, incrementare la frequenza e la contrattilità. I rischi includono tachicardia, palpitazioni, aritmie, ipertensione, ansia, vertigini, insonnia e spasmi muscolari. Ad uso terapeutico sono molto noti e utilizzati come broncodilatatori per l’asma (come il salbutamolo e il formoterolo).
S4: Ormoni e modulatori metabolici(es. tamoxifene, letrozolo):
Tra questi i più usati sono gli antiestrogeni come ad esempio il tamoxifene. Essi bloccano l’azione degli estrogeni sui loro recettori. Come detto in precedenza, sono usati dagli uomini che abusano di steroidi anabolizzanti per prevenire o trattare la ginecomastia (sviluppo del tessuto mammario maschile) indotta dall’eccesso seguente di estrogeni. Utilizzati a scopo terapeutico come antitumorali in alcuni tipi di cancro al seno.
S5: Agenti mascheranti (es. diuretici):
I diuretici aumentano l’escrezione di liquidi dall’organismo. Altri agenti mascheranti possono alterare la composizione delle urine o del sangue. Sostanzialmente sono utilizzati o per mascherare la presenza di altre sostanze proibite nelle urine, diluendole o alterando i parametri ematologici, oppure per ottenere una rapida perdita di peso per rientrare in specifiche categorie di peso in alcuni sport (come la lotta o il sollevamento pesi). I rischi per la salute sono notevoli e includono disidratazione grave, squilibri elettrolitici (ipokaliemia, iponatriemia), ipotensione, calcoli renali, affaticamento e amenorrea nelle donne. Molti di questi sono ampiamente utilizzati nelle terapie per l’ipertensione, scompenso cardiaco ed edemi (come i ben noti furosemide e idroclorotiazide). Altri agenti mascheranti includono l’epitestosterone e gli espansori del plasma.
Sostanze proibite solo in competizione:
S6: Stimolanti (es. anfetamina, efedrina, cocaina):
Agiscono principalmente sui sistemi dopaminergici e noradrenergici nel cervello, aumentando l’attività del sistema nervoso centrale. Aumentano la capacità di attenzione, inducono euforia, riducono la percezione della fatica, aumentano la competitività, la frequenza cardiaca e stimolano il metabolismo energetico (aumento di glicemia e rilascio di acidi grassi). Inoltre agiscono sui sistemi endogeni della gratificazione. I rischi includono problemi cardiovascolari (ipertensione, tachicardia, vasocostrizione, infarto), gravi danni cerebrovascolari (emorragie cerebrali), problemi neurologici (eccitazione, irrequietezza, insonnia, aggressività) e, soprattutto, una forte dipendenza dovuta all’azione come detto sul sistema di gratificazione. A livello terapeutico alcune sostanze sono usate per la narcolessia (le anfetamine e metilfenidato). Altri sono droghe illegali (come la cocaina e l’efedrina). Alcune sostanze utilizzate comunemente nel trattamento dei sintomi del raffreddore, come la pseudoefedrina e fenilefrina, rientrano in questa categoria. Per queste esiste una quantità massima rilevabile nelle urine.
S7: Narcotici (es. eroina,morfina):
Agiscono sui recettori oppioidi nel sistema nervoso centrale, riducendo la percezione del dolore. L’effetto dopante è dovuto al permettere all’atleta di ignorare il dolore di infortuni o affaticamento, continuando la competizione con il rischio di aggravare lesioni preesistenti o causarne di permanenti. Effetti avversi includono nausea, vomito, depressione del centro respiratorio, forte dipendenza fisica e psichica, stipsi e alterazioni dell’umore. A livello terapeutico sono ben noti per la terapia del dolore severo.
S8: Cannabinoidi (es. marijuana, hashish):
Agiscono sui recettori cannabinoidi nel cervello. Vengono assunti per indurre rilassamento, euforia e ridurre la tensione pre-gara. Tuttavia, distorcono la percezione e la valutazione del rischio, riducono la concentrazione e la coordinazione. I rischi includono psicosi, schizofrenia, deficit di memoria, problemi respiratori (se fumati) e teratogenicità (se usati in gravidanza). A livello terapeutico il loro uso è molto recente, vengono usati per nausea in chemioterapia. Marijuana e hashish sono invece illegali.
S9: Glucocorticosteroidi:
Potenti agenti antinfiammatori e immunosoppressori, analoghi al cortisolo endogeno. Vengono assunti per la loro potente azione antinfiammatoria e antidolorifica, permettendo una maggiore resistenza al dolore. Possono anche indurre un effetto euforizzante e di riduzione della fatica. L’uso sistemico (orale, intramuscolo, endovenoso, rettale) è proibito in gara. L’uso topico è invece soggetto a valutazione. I rischi per la salute includono alterazioni del bilancio elettrolitico (edema), ipertensione, iperglicemia, osteoporosi, calo delle difese immunitarie (aumentata suscettibilità alle infezioni) e ulcera peptica. L’uso terapeutico è molto comune e coinvolge un’ampia gamma di farmaci per patologie infiammatorie, allergiche e autoimmuni (come i ben noti prednisone, betametasone e desametasone).
Sostanze proibite solo in particolari sport:
Queste sostanze sono vietate solo in alcune discipline sportive dove possono potenzialmente dare un vantaggio sleale.
Beta-bloccanti
Bloccano i recettori beta-adrenergici, riducendo l’azione di adrenalina e noradrenalina, con effetti su cuore (riduzione frequenza e contrattilità), vasi sanguigni e sistema nervoso. Possono potenzialmente dare un vantaggio in sport che richiedono precisione e controllo (come il tiro e la ginnastica), in quanto riducono tremore, ansia e battito cardiaco. Possono però causare bradicardia (battito lento), ipotensione, impotenza, broncospasmo (nei soggetti asmatici) e, in casi gravi, arresto cardiaco. Ad uso terapeutico sono ampiamente usati per ipertensione, angina, aritmie (es. Propranololo, Atenololo).
Metodi Proibiti
Oltre alle sostanze, anche certe pratiche sono considerate doping per la loro capacità di alterare la fisiologia e migliorare la performance.
Manipolazione di sangue e componenti del sangue
Include autotrasfusioni (reinfusione del proprio sangue precedentemente prelevato, spesso dopo un periodo trascorso in altitudine per stimolare l’eritropoiesi), trasfusioni omologhe (sangue di donatore) e l’uso di prodotti che aumentano l’assorbimento, il trasporto o il rilascio di ossigeno. Aumentano la capacità di trasporto di ossigeno. I rischi sono gravi e includono eventi cardiovascolari (trombosi, infarto), reazioni allergiche, trasmissione di infezioni e reazioni da incompatibilità.
Manipolazione chimica e fisica
Pratiche volte ad alterare l’integrità e la validità dei campioni raccolti nei controlli antidoping. Ciò include la sostituzione o l’alterazione delle urine (con sostanze mascheranti), o l’infusione endovenosa a scopo di diluire i campioni. I rischi sono legati alla pratica stessa e all’impossibilità di rilevare il doping.
Doping genetico e cellulare
È dato dall’uso di polimeri di acidi nucleici (DNA/RNA) o elementi genici, o di cellule per alterare la sequenza genomica o l’espressione genica, con l’obiettivo di migliorare la performance. Esempi noti sono l’inserimento dinserimento lavorativo produzione di EPO e GH. I rischi non sono noti con precisione ma potenzialmente molto gravi, data la complessità scientifica della manipolazione genetica.
Conoscere queste classificazioni è fondamentale per atleti, preparatori e allenatori per evitare di incorrere, anche involontariamente, in sanzioni o squalifiche. Ma oltre a ciò, risulta forse ancora più importante capire il significato profondo del doping, come pratica scorretta che altera nel profondo i principi della lealtà e sana competizione nello sport e scopo di questo articolo è proprio ribadire questo concetto. Conoscere a fondo è il primo passo. Vincere utilizzando questi metodi è barare e compromettere insieme la propria salute e la propria reputazione sportiva.
Bibliografia
Chew, K. T., et al. (2008). Adrenocorticotropic hormone (ACTH) in doping. Current Sports Medicine Reports, 7(1), 1-4.
Fitch, K. D. (1999). Anabolic steroids and beta-2 agonists in sport: Current concerns. Therapeutic Drug Monitoring, 21(1), 81-88.
Gore, C. J., et al. (2003). Doping and stimulants: Physiological and performance enhancing effects. Sports Medicine, 33(7), 543-569.
Hevesi, D., et al. (2003). Diuretics and sport: Current perspectives. Sports Medicine, 33(9), 659-679.
Kuipers, H., & Sprenger, H. J. (2007). Insulin and sport: Physiological and doping aspects. European Journal of Applied Physiology, 99(2), 115-121.
Nieschlag, E., & Vorona, E. (2015). Testosterone and doping: a review. Sports Medicine, 45(Suppl 1), S51-S61.
Pope, H. G., et al. (2011). The adverse health consequences of cannabis use: What are the effects of cannabis on the brain? Addiction, 106(1), 47-58.
Roberts, L., et al. (2017). Erythropoietin (EPO) and related doping: A review. Sports Medicine, 47(Suppl 1), S81-S90.
Schneider, A., & Perret, C. (2011). Gene doping: Current state and future directions. Journal of Sports Sciences, 29(Suppl 1), S105-S113.
Wada, A. (2025). The World Anti-Doping Code International Standard Prohibited List. World Anti-Doping Agency.
Wadler, G. I., et al. (2006). Doping and opioids: A review. Sports Medicine, 36(7), 591-602.




